Mia madre oggi ha novant’anni
Questa è mia madre il giorno del suo matrimonio. Oggi, 30 settembre 2026, compie novant’anni. Al suo fianco mio padre, e intorno a sé i suoi quattro fratelli, a cui ha fatto anche da madre perché la sua, sofferente, la lasciò presto. I tre più giovani, tornati alla terra tanto amata, sono corpi decomposti.
Il primo a lasciarla è stato Uccio (Donato), cardiologo, geriatra, primario del reparto di psichiatria di Lecce, poi direttore di una clinica psichiatrica. Quando andavo a trovarlo nella sua casa enorme nei pressi del velodromo era sempre impegnato a piantare, zappare, innaffiare… Allevava galline, conigli… Era un uomo pragmatico. Una volta volevo parlargli di un mio nuovo amore. Avevo 16 anni, lei 35. Ma quando attaccai: «Zio, ti vorrei parlare», mi interruppe con: «Ti servune sordi?». Poi però mi disse cose profonde e giuste, che non potevo capire.
Elio, l’ultimo a destra ha fatto una carriera politica nella Democrazia Cristiana con importanti incarichi amministrativi diventando anche sindaco della sua città natale, ma senza riuscire ad arrivare in Parlamento. Si candidò contro tutti e mancò l’obiettivo per l’invidia di molti, mi disse… ma chi si ricorda davvero come andò. Fu molto legato a un certo punto con la famiglia di Raffaele Fitto. Anche lui viveva in una bellissima casa. Da ragazzino diedi una mano all’impresa di costruzioni di famiglia che la stava costruendo. Portavo sacchi di cemento da 50 chili su per le scalette fino al terrazzo con vista mozzafiato sugli ettari di terreno intorno che coltivava da solo. D’estate lo vedevi a torso nudo, sempre indaffarato tra ulivi, vigneti, pomodori…
Tonino, il primo a sinistra, è quello che a settant’anni, come un novello Borromini, decise che era il momento di lasciare. Scelse il modo più doloroso per farlo. Ricordo un giorno in un vigneto di famiglia. Mi fece scoprire che dei fichi d’india si possono mangiare anche “le pale”, i cladodi. Le masticava estraendone il succo e sputava il resto. C’era un tipico pozzo scavato per l’irrigazione dei terreni. Non aveva parapetto, era aperto direttamente al livello della terra rossa. A un certo punto mi prese per i piedi e mi calò dentro a testa in giù. Non ho mai capito se lo fece per insegnarmi ad avere fiducia nel prossimo o ad averne il terrore. Tonino aveva lasciato i carabinieri per fare il contadino, come il fratello maggiore, Ugo, che gli abitava a fianco, l’unico rimasto vivo oggi con mia madre, che li ha visti nascere tutti e sembra finirà per vederli morire tutti.
Ugo... che sguardo! Penultimo a destra, è sempre stato un uomo forte, volitivo, massiccio, deciso. Il suo sembrava un corpo invincibile. Credo di capire il suo stupore e la sua angoscia nel vederlo spegnere, quel corpo che dominava il mondo.
Mia madre oggi ha novant’anni e non sa molto del mondo che sta per lasciare. Meglio così. Io invece tengo gli occhi spalancati, sopra questo mondo che continua a sorprendermi per l’orrore delle sue opzioni.
30 settembre 2026