A. era tutto circondato di macchinari per la misurazione di questo e quello del suo corpo in decomposizione, come il mio, ma a uno stadio molto più avanzato. Misura la glicemia di B.: al limite. La mia. Buona. Il mio tasso di colesterolo. Al limite. Mentre opera tra momenti di grande destrezza e altri confusi il mio sguardo non si stacca dalla foto di C., sulla scrivania piena di fogli, oggetti, riviste, vecchia strumentazione. Il tutto accatastato in gran disordine. C. aveva uno sguardo fiero e cinico in quella foto. Stava già ideando il suo colpo per uscire di scena e sfidava il fotografo a capire come sarebbe andata a finire. A. vuole la mia attenzione. Quale dito? Il sinistro. Scruto il suo volto dimagrito di venti chili in un mese per la paura di restarci secco con quel diabete. Le sue guance sono incavate. La pelle molle cade penzoloni. I denti sono in uno stato pessimo. Abbiamo la stessa età. Anche per me è solo questione di mesi, di giorni. Guardo B, ha capito tutto. D. mi pensa piena di sentimento a 2.000 km di distanza. E. non mi scrive, è nervosa. Vorrebbe stare qui: riempirebbe le stanze della sua risata vitale, fragorosa. Sarebbe felice. Presto sarò repellente. Cambierà tutto